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GP Miami 2026: Antonelli vince ancora

McLaren morde, Ferrari si perde nel momento peggiore.

Mamma mia ragazzi, Miami doveva essere il Gran Premio della conferma, e in effetti una conferma l’abbiamo avuta: Kimi Antonelli non è più una promessa, è già un problema per tutti gli altri.

Il pilota Mercedes ha vinto il Gran Premio di Miami 2026 davanti a Lando Norris e Oscar Piastri, portandosi a casa la terza vittoria consecutiva della stagione. Non male per uno che, fino a ieri l’altro, veniva raccontato come “il ragazzino da proteggere”. Oggi, più che proteggerlo, gli altri devono iniziare a prendergli le misure. Perché questo va forte davvero.

La gara è stata tutt’altro che lineare. Al via Antonelli si è trovato subito dentro una battaglia a tre con Verstappen e Leclerc, con entrambe le monoposto di Mercedes e Red Bull finite lunghe in curva 1. Verstappen si è girato poco dopo, perdendo terreno e complicandosi una gara che poteva anche raccontare un’altra storia. Poi incidenti, Safety Car, cambi di leadership e una McLaren che, soprattutto con Norris, ha fatto capire che il pacchetto c’è.

Antonelli, la freddezza che non ti aspetti

La cosa più impressionante non è solo che Antonelli abbia vinto. È come ha vinto.

Norris gli è rimasto addosso nel finale, arrivando a soli 3,264 secondi, ma Antonelli non si è scomposto. E questa è la differenza tra chi fa il giro secco della vita e chi inizia a costruire una stagione da candidato vero. A Miami ha trasformato ancora una pole in vittoria, entrando anche nella storia come primo pilota capace di convertire le sue prime tre pole position in tre vittorie negli stessi eventi.

Mercedes, anche senza portare il pacchetto di aggiornamenti più corposo del lotto, resta la squadra da battere. E qui viene il bello: se vincono così quando gli altri portano più novità, cosa succede quando arriverà il loro step grosso? Ecco, appunto. Domanda scomoda.

McLaren c’è, ma questa fa male

La McLaren esce da Miami con una sensazione doppia. Da una parte Norris secondo e Piastri terzo sono un risultato solidissimo. Dall’altra, quando arrivi così vicino a vincere e poi ti ritrovi secondo, un po’ ti rode. Anzi, ti deve rodere.

Il passo c’era. La velocità c’era. Il pacchetto portato a Miami sembra aver funzionato e, secondo l’analisi post-gara, McLaren ha addirittura scavalcato Ferrari nella gerarchia del momento. Però quando hai una gara lì, a portata di mano, la devi chiudere. Perché in Formula 1 non basta avere la macchina buona: devi anche ottimizzare tutto, dal giro di rientro al timing della sosta. E lì, evidentemente, qualcosa è mancato.

Ferrari: il podio scappa via all’ultimo

E poi arriviamo alla Ferrari, perché tanto gira che ti rigira si finisce sempre lì.

Leclerc era in piena lotta per il podio, ma nel finale è arrivato il patatrac: testacoda all’ultimo giro, macchina danneggiata, tagli di pista e penalità da 20 secondi convertita dopo la gara. Risultato: da sesto al traguardo a ottavo in classifica finale. Hamilton, invece, chiude sesto e porta a casa punti importanti, ma il quadro resta quello di una Ferrari che a Miami aveva mostrato qualcosa e poi si è ritrovata con un pugno di mosche nel momento decisivo.

La cosa più fastidiosa è che Ferrari non era dispersa. Non era una di quelle gare in cui dici: “Va bene, non c’era proprio il passo”. No. Qui c’era una possibilità concreta di stare davanti, o quantomeno di difendere un risultato pesante. E quando il risultato ti scappa così, per un insieme di pressione, gestione, degrado e caos finale, fa ancora più male.

Red Bull rialza la testa, ma non abbastanza

Verstappen quinto, con una penalità di cinque secondi che non gli cambia la posizione finale, è una fotografia interessante. Red Bull a Miami è sembrata più viva rispetto alle prime uscite, ma non ancora da vittoria. Il potenziale sul giro c’è, il miglioramento si vede, ma la gara resta un’altra storia.

Max, come al solito, riesce a tirare fuori qualcosa anche quando la domenica nasce storta. Però il punto è un altro: se anche Verstappen deve fare il trapezista per portare a casa un quinto posto, vuol dire che Red Bull sta ancora rincorrendo. E per loro, abituati a comandare il gioco, non è esattamente una passeggiata psicologica.

La classifica dice Mercedes, ma il campionato è vivo

Dopo Miami, Antonelli guida il mondiale con 100 punti, davanti a Russell a 80. Mercedes è prima tra i costruttori con 180 punti, davanti a Ferrari con 110 e McLaren con 94. Quindi sì, Mercedes comanda. Ma dietro qualcosa si muove.

Ferrari è ancora seconda tra i costruttori, ma McLaren sta arrivando. E sta arrivando con una macchina che sembra crescere bene, con due piloti solidi e con un Norris che da campione del mondo non ha nessuna intenzione di fare tappezzeria.

Considerazioni finali

Miami 2026 ci lascia tre messaggi molto chiari.

Il primo: Antonelli è già roba seria. Non futuribile, non “vedremo”, non “diamogli tempo”. È già lì.

Il secondo: McLaren ha una macchina che può mettere pressione alla Mercedes, ma deve smettere di lasciare per strada occasioni pesanti.

Il terzo: Ferrari deve trasformare i weekend promettenti in risultati veri. Perché il mondiale non si perde solo quando vai piano. Si perde anche quando vai abbastanza forte, ma non concretizzi.

E questa, per Maranello, è forse la cosa più antipatica da digerire. Perché quando sei lento almeno hai una scusa. Quando sei lì e ti scappa il risultato dalle mani, invece, resta solo il rumore del silenzio. E quello, in Ferrari, fa sempre un casino pazzesco.

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