Kimi Antonelli vince il GP del Giappone 2026 a Suzuka e diventa il più giovane leader del Mondiale F1. Ma il weekend è stato segnato anche dal violento incidente di Ollie Bearman, dalle polemiche sul super clipping e dai dubbi sulla regia TV.

Diciamolo subito: bella la vittoria di Kimi, bellissima anzi. Perché Suzuka non è un circuito che ti regala qualcosa, e quando vinci lì vuol dire che non hai fatto soltanto il compitino. Hai fatto una gara vera. Antonelli l’ha fatta, eccome. È partito dalla pole, ha avuto uno start complicato che lo ha fatto scivolare indietro, poi ha ricostruito la sua corsa con calma, passo e lucidità, fino a prendersi la vittoria davanti a Oscar Piastri e Charles Leclerc.
Con questo successo è diventato anche il più giovane leader del campionato nella storia della Formula 1, oltre a firmare la seconda vittoria consecutiva, la prima per un italiano in due GP di fila dai tempi di Alberto Ascari.
Fin qui, la favola bella. Ed è una favola bella davvero, perché vedere un ragazzo italiano che vince così, su una pista del genere, ha un peso sportivo enorme. Però fermarsi lì sarebbe quasi un errore. Perché questo GP del Giappone 2026 non è stato soltanto il giorno di Antonelli: è stato anche il weekend in cui sono esplosi in faccia a tutti i limiti del nuovo regolamento tecnico. E lì il discorso cambia parecchio.
Il momento che ha spaccato la gara, e in parte anche il weekend, è stato il botto di Ollie Bearman. Il giovane della Haas è finito violentemente fuori alla Spoon dopo aver dovuto reagire a un differenziale di velocità enorme nei confronti dell’Alpine di Franco Colapinto. I numeri fanno impressione: uscita a circa 308 km/h, impatto valutato in 50G, e per fortuna solo una contusione al ginocchio destro. È andata bene, molto bene, ma è uno di quegli episodi che ti ricordano che il Motorsport resta Motorsport, anche quando qualcuno si illude che l’elettronica, l’ibrido e la gestione energetica possano sterilizzare tutto.

Non a caso, dopo la gara Carlos Sainz ha detto che i piloti avevano già segnalato alla FIA il rischio di queste differenze di velocità, e la federazione ha confermato che il tema verrà rivisto in una serie di riunioni nel mese di aprile. Quindi no, non è un’invenzione da social o una paranoia da bar sport: il problema c’è, è stato riconosciuto, e adesso dovranno metterci mano.
Il cuore della questione è il famoso super clipping, uno di quei termini moderni che sembrano quasi innocui ma che in realtà raccontano un problema molto concreto. Con il regolamento 2026 la batteria può recuperare molta più energia di prima e una parte di questo recupero può avvenire persino a gas completamente aperto, alla fine dei rettilinei, con l’MGU-K che lavora in senso inverso. Tradotto in italiano semplice: hai una Formula 1 che in certi tratti non continua a spingere come ti aspetteresti, ma “si siede”, smette di accelerare come dovrebbe e perde velocità proprio dove dovrebbe essere più brutale.
A Suzuka questa cosa ha fatto ancora più rumore perché Suzuka è una pista sincera, una pista da piloti, una pista che se le racconti balle ti sputtana subito. E infatti la FIA, prima ancora del via del weekend, ha già provato a mettere una pezza riducendo in qualifica il limite di energia recuperabile da 9 MJ a 8 MJ. Secondo le simulazioni riportate da Motorsport.com, questa modifica avrebbe ridotto il tempo passato in super clipping da circa 10 secondi a 6 secondi al giro, quindi parliamo di una pezza vera, non cosmetica. Ma appunto è una pezza, non la soluzione.
Ed è qui che nasce la polemica più fastidiosa del weekend, quella sulla regia TV. Dopo la pole di Antonelli, tanti appassionati hanno fatto notare che l’on board del suo giro decisivo non è stata mostrata per intero proprio nel tratto in cui il fenomeno del super clipping sarebbe stato più evidente. RaceFans ha riportato che Formula One Management ha negato qualsiasi tentativo di “nascondere” il problema, spiegando l’assenza delle immagini come una questione tecnica. Questa, formalmente, è la versione ufficiale. Però il sospetto si è acceso lo stesso, e sinceramente capisco anche perché.
Perché il punto non è fare il complottista della domenica. Il punto è sapere come funziona il racconto televisivo del Motorsport: quello che arriva a casa non è mai tutto, ma una selezione di immagini, audio, on board e stacchi di regia costruiti per raccontare la gara in un certo modo. E quando manca proprio il pezzo che ti farebbe vedere meglio un limite tecnico del regolamento, la polemica nasce da sola. Nella mia base dati questo approccio al racconto sportivo e televisivo torna spesso: la TV non mostra tutto, mostra ciò che decide di mostrare, e questo cambia anche la percezione del pubblico.
Poi sia chiaro: non sto dicendo che abbiano nascosto per forza qualcosa. Sto dicendo che, in una Formula 1 già complicata da capire per chi la segue normalmente, certe coincidenze diventano benzina sul fuoco. E quando già i piloti, i team principal e la FIA stanno discutendo di sicurezza, sarebbe forse meglio mostrare il problema, spiegarlo bene e affrontarlo, invece di lasciare spazio al dubbio. Anche perché quando ci sono di mezzo differenze di velocità così marcate, non stiamo parlando di un dettaglio estetico: stiamo parlando di un rischio reale.
La verità è che questa Formula 1 2026, almeno per ora, si porta dietro il solito difetto dei regolamenti troppo ingegnerizzati: diventano affascinanti sulla carta, ma poi rischiano di complicare inutilmente lo spettacolo e, peggio ancora, di creare situazioni anomale in pista. E io questa cosa l’ho sempre detta anche su altri fronti: quando il regolamento si riempie di zone grigie, gestione, stratificazioni e tecnicismi, poi il Motorsport perde immediatezza e si allontana da quello che dovrebbe essere.
Resta però il merito di Antonelli, che sarebbe sbagliato mettere in secondo piano. Kimi a Suzuka non ha vinto per caso, non ha vinto solo grazie alla Safety Car e non ha vinto perché gli si è aperto il mare davanti. Ha vinto perché ha avuto la testa per restare dentro la gara quando sembrava compromessa e il passo per chiuderla quando si è riaperta. E questa è roba da campioni, non da promessa.
Chiusura
Alla fine, il GP del Giappone 2026 consegna due immagini molto forti. La prima è quella di Antonelli sul gradino più alto del podio, simbolo di una Formula 1 che per l’Italia può tornare finalmente a sorridere. La seconda è quella della Haas di Bearman distrutta contro le barriere, simbolo opposto di una categoria che deve ancora capire se il nuovo equilibrio tecnico stia davvero migliorando le corse oppure le stia complicando oltre misura. E allora la sintesi è semplice: la vittoria di Kimi merita gli applausi, ma Suzuka ha ricordato a tutti che il vero lavoro, adesso, lo deve fare la Formula 1.











