Partiamo da una cosa chiara: la Ferrari Luce è elettrica, sì. Ma la vera rottura col passato non è solo sotto il cofano. Il terremoto Ferrari l’ha fatto anche dentro l’abitacolo.
Perché mentre mezzo mondo automotive pensa che “futuro” voglia dire tablet appiccicato alla plancia, Maranello fa l’esatto contrario: più fisicità, più gesto, più rapporto uomo-macchina.
E lo fa proprio sulla prima Ferrari elettrica. Che detta così è quasi una provocazione.
Il messaggio è molto chiaro: l’elettrico non ti obbliga a guidare come se stessi usando un iPad.

Un interno progettato come un oggetto, non come uno schermo
Ferrari qui ha fatto una scelta interessante: non ha chiesto a dei designer di “abbellire” un abitacolo, ma ha chiamato gente abituata a progettare oggetti che tocchi tutti i giorni. Per fare questo a Maranello hanno chiamato in causa LoveFrom, il collettivo guidato da Sir Jony Ive, per anni mente creativa di Apple (iPhone, iPad), affiancato da Marc Newson.

Il risultato è un abitacolo che io definirei calmo ma intensissimo.
Poche cose, ma fatte benissimo. Niente elementi urlati, niente schermi/superfici buttate lì tanto per riempire spazio.
Il concetto chiave attorno al quale gira tutto è semplice:
- input = quello che tocchi
- output = quello che leggi
Tutto il resto è rumore, e qui il rumore non c’è. Non è stato quindi un esercizio di stile fine a sé stesso, ma un’interfaccia pensata per ridurre distrazioni e carico mentale, soprattutto su un’elettrica che sarà inevitabilmente densissima di tecnologia.
Vetro e alluminio: tecnologia che sembra meccanica
La cosa che colpisce subito è che non c’è la solita overdose di pelle. Dominano vetro e alluminio, ma non in modo freddo o “hi-tech da concept car”.
L’alluminio è fresato dal pieno, lavorato come si farebbe con un componente meccanico serio, con tolleranze che ricordano più l’orologeria che l’automotive di massa. E il fatto che sia riciclato al 100% è quasi secondario: qui conta come è fatto, non solo da dove arriva.
Il vetro poi non è scenografia. È strutturale, resistente, pensato per essere toccato, vissuto. Il vetro utilizzato è il famoso Corning Fusion5, materiale normalmente usato in applicazioni estreme: è sottilissimo, molto resistente ai graffi e omologato per superare i crash test automobilistici.
Se lo guardi da vicino capisci che non è “design fragile”: è design che dà fiducia.


Il volante racconta tutto
Se devo spiegare la filosofia della Luce a qualcuno, gli faccio vedere il volante.

Tre razze, sottile, pulito. Ti ricorda certe Ferrari degli anni ’50 e ’60, quelle con i volanti Nardi semplici e bellissimi. Ma qui è fatto con tecnologie moderne, con pezzi di alluminio lavorati uno per uno. 19 pezzi di alluminio fresati dal pieno, poi anodizzati, per un peso inferiore a un volante Ferrari tradizionale.
E soprattutto: tutto è sul volante, come deve essere su una Ferrari. Non touch a caso, ma comandi che senti sotto le dita, organizzati con una logica quasi da Formula 1. Da una parte le modalità di potenza e l’e‑manettino (Range, Tour, Performance), dall’altra comandi per telaio, sospensioni e tergi, organizzati come su un volante di Formula 1.



Le palette? Non cambiano marcia, ovviamente, (i motori sono elettrici), ma gestiscono il Torque Shift Engagement – una sorta di “gradino” di coppia che simula lo scatto di un cambio – e l’intensità della frenata rigenerativa. In pratica, chi guida continua a “giocare” con le mani come su una termica, ma controllando il comportamento dell’elettrico.
Tradotto: continui a “giocare” con la macchina, anche se è elettrica.
Ed è una cosa tutt’altro che banale.
Strumentazione: digitale sì, ma con le lancette
Dietro al volante c’è il quadro strumenti, fissato al piantone. Si muove con te, sempre nella posizione giusta. Già questo dice molto di quanto sia pensato per chi guida, non per chi guarda le foto.

La grafica è digitale, ma sopra ci sono lancette vere, in alluminio, illuminate. Una scelta che va contro la moda attuale, ma che funziona dannatamente bene.
A colpo d’occhio capisci tutto: quanta potenza hai, quanta ne stai recuperando, cosa sta facendo la macchina. Niente animazioni inutili, niente fuochi d’artificio. L’idea alla base, condivisa esplicitamente da Ive, è ridurre il carico cognitivo, ovvero meno animazioni scenografiche e più chiarezza immediata.
Il pannello centrale che ruota (e si usa a occhi chiusi)

Al centro c’è uno schermo, certo. Ma non è il padrone dell’abitacolo.
È montato su un giunto che puoi orientare verso di te o verso il passeggero.
E soprattutto ha una cosa geniale: un appoggio per la mano.
Finalmente qualcuno ha capito che il problema del touch in auto non è il touch in sé, ma il fatto che non sai dove appoggiarti.
Qui invece puoi usarlo anche senza guardarlo troppo.
E attorno allo schermo restano tasti veri per le funzioni importanti.
Perché il clima, certe regolazioni, le devi fare al volo. Punto.


Tunnel centrale e rituale di accensione
Il tunnel è un altro manifesto di questa macchina.
Compatto, ordinato, con il selettore in vetro inciso al laser che sembra un oggetto da laboratorio più che un comando auto.
E poi c’è la chiave.
Una chiave in vetro, con display E-Ink.
Quando la inserisci, l’auto “prende vita” con una sequenza studiata, quasi teatrale.


Ferrari lo chiama rituale, e non è marketing vuoto: serve a compensare l’assenza del rombo all’accensione.
Se non hai il V12 che si sveglia, devi dare emozione in un altro modo. Qui sembrerebbero esserci riusciti.
Più tasti, meno tablet: scelta politica
Questa è forse la parte più importante.
La Luce va contro il trend.
Niente maxi-schermo che comanda tutto, niente abitacolo che sembra uno smartphone ingrandito.
Qui i comandi fisici tornano protagonisti.
Li impari, li memorizzi, li usi senza pensarci.
È una presa di posizione chiara:
una Ferrari non deve sembrare un comune dispositivo con schermo touch.
L’atmosfera: GT elettrica, non astronave
Nonostante tutta questa tecnologia, l’ambiente non è freddo.
È sorprendentemente rilassante.
Quattro posti veri, superfici pulite, luce studiata bene, niente effetti multicolore da gaming PC.
È una Ferrari che puoi usare, non solo ammirare.

Perché questo interno conta davvero
La Luce non è solo la prima Ferrari elettrica.
La Ferrari Luce è un caso di studio perfetto: mostra come l’industria stia iniziando a capire che non basta “elettrificare” una supercar, serve ripensare i fondamentali del rapporto uomo‑macchina. E in questo, l’interno della Luce sembra già una delle cabine più influenti degli ultimi anni: un possibile nuovo riferimento per chi vorrà progettare auto elettriche emozionanti, senza sacrificare ergonomia e identità di marca.
Ferrari sta veicolando un messaggio chiaro:
- L’elettrico non obbliga al dominio del touch
- Il futuro può essere hi-tech senza essere freddo
- L’esperienza di guida è fatta di gesti, non di pixel
Se questo è il modo in cui Ferrari entra nell’elettrico, allora una cosa è chiara:
non hanno nessuna intenzione di smettere di fare Ferrari.









