La plug-in “normale” che in Italia mancava (e che ti fa fare pace con l’ibrido).

Allora: facciamola semplice, perché ogni tanto nel mondo dell’auto serve proprio questo, serve una macchina che non ti racconti favole, che non ti venda l’ennesima rivoluzione epocale, e che soprattutto non ti obblighi a diventare ingegnere nucleare solo per capire quanto costa, cosa fa e perché dovresti considerarla. Ecco, la Geely Starray EM-i entra in Italia esattamente così: con un posizionamento chiaro, un listino che prova a essere aggressivo senza sembrare “da saldo”, e un messaggio ancora più chiaro: ti do una plug-in con autonomia elettrica vera, e quando finisci l’elettrico non ti rovino la vita.
Prezzo e posizionamento: qui Geely non sta giocando a nascondino
Partiamo dai numeri, perché tanto è lì che si decide tutto. In Italia la Starray EM-i parte da 34.900 euro in allestimento Pro, e arriva a 37.900 euro in Launch Edition; e la cosa interessante, che di solito è quella che ti fa scattare l’attenzione, è che nella fase di lancio la Launch Edition viene proposta allo stesso prezzo della Pro (quindi, banalmente, ti stanno dicendo: “prenditi la più ricca e non farmi perdere tempo”).
E a quel prezzo, nel panorama italiano attuale, non è che diventi “la più economica del pianeta”, però diventa una delle poche plug-in SUV nuove che provano davvero a stare sotto quella soglia psicologica dove la gente, normalmente, smette di ascoltarti e passa direttamente oltre.
Dimensioni: è un SUV vero, non un giocattolo rialzato
Poi, anche qui, poche storie: la Starray non è un B-SUV che fa finta di essere grande. È lunga 4,67 metri, larga 1,90, alta 1,705, con passo 2.777 mm. Tradotto: è una macchina che, se hai famiglia o se semplicemente ti sei stufato di fare Tetris ogni volta che carichi qualcosa, ti dà quello spazio “da segmento serio” che in Italia la gente continua a comprare, nonostante tutti dicano il contrario.
Il punto vero: il powertrain EM-i, cioè “elettrico quando vuoi, ibrido quando serve”
Il cuore del discorso è il sistema EM-i plug-in: da una parte hai un 1.5 aspirato da 100 CV, dall’altra un elettrico da 160 kW (218 CV), e la trazione è anteriore.
La batteria è una LFP da 18,4 kWh, quindi chimica “robusta”, meno sensibile a certe degradazioni tipiche di altre soluzioni, e soprattutto con un dato che, nel mondo PHEV, è quello che fa davvero la differenza: 83 km di autonomia elettrica WLTP. E 83 km WLTP, per una plug-in, vuol dire una cosa banalissima ma potentissima: se la ricarichi con un minimo di disciplina, la benzina la vedi poco.
E poi c’è l’altra cifra che piace tanto a chi fa tanti km e non vuole sentirsi “ostaggio delle colonnine”: l’autonomia combinata dichiarata arriva fino a 943 km WLTP. Anche qui: è un dato di ciclo, non è la vita reale, ma serve per capire il concetto, cioè che non è una plug-in “da città e basta”, è una plug-in che non ti punisce troppo quando fai autostrada o quando ti dimentichi di caricarla.
Prestazioni: abbastanza per vivere sereno, non per fare il fenomeno
Sul piano delle prestazioni, i numeri comunicati sono molto lineari: 0–100 in 8,1 secondi (con batteria carica) e 170 km/h di velocità massima. Quindi sì, non è la macchina con cui vai a cercare la rissa al semaforo, ma è esattamente quella che ti dà la sensazione di essere “in controllo” e di avere sempre coppia pronta, soprattutto nella guida quotidiana dove l’elettrico ti fa sembrare tutto più facile e più fluido.
Consumi: qui bisogna essere onesti, perché le plug-in sono così
E qui arriva il punto dove nel tuo articolo va fatta pulizia, perché è troppo facile cadere nella trappola del “consuma niente”. Il dato dichiarato è 2,4 l/100 km WLTP combinato (con batteria carica) e va riportato così, perché è quello ufficiale. Poi però puoi — anzi, secondo me devi — spiegare la verità che tutti sanno ma pochi scrivono: una plug-in consuma pochissimo se la carichi, e consuma come un SUV ibrido “normale” se non la carichi. Quindi non è magia, è disciplina: se fai 40–60 km al giorno e ricarichi a casa, ti cambia davvero il costo chilometrico; se fai 200 km al giorno e non ricarichi mai, diventa un’altra storia.
Dotazione: qui Geely sta chiaramente dicendo “ti do tanto, così non mi rompi le scatole con gli optional”
Sulla dotazione, la Pro già parte bene: cerchi da 18”, ADAS, infotainment da 15,4” con cruscotto digitale da 10,2”, fari full LED, e sedili anteriori regolabili elettricamente e riscaldabili.
La Launch Edition aggiunge quei dettagli che ormai la gente pretende su un SUV di questa taglia: cerchi da 19”, tetto panoramico, HUD, impianto audio Flyme da 16 speaker, illuminazione ambiente a 256 colori, e portellone elettrico. E questa roba qui, nel 2026, è esattamente quello che fa dire a molti: “ok, non è più la Cina povera, è la Cina che ha capito cosa vuole il cliente europeo e te lo mette dentro già dal listino.”



Rete e garanzia: anche qui, parole semplici
Geely in Italia lavora con Jameel Motors Italy, e la garanzia dichiarata è 6 anni (8 anni sulla batteria). È un messaggio tranquillizzante, perché chi compra un marchio nuovo nel Paese ha sempre la stessa paura: “e poi se succede qualcosa?” Qui loro la stanno gestendo nel modo più diretto possibile: ti do anni, ti do copertura, e costruisco rete e post-vendita.
E quindi: perché può piacere davvero?
Perché la Starray EM-i fa una cosa che sembra banale, ma in realtà è rarissima: mette insieme prezzo (relativamente) accessibile, autonomia elettrica seria per essere una plug-in, e dotazione ricca senza costringerti a salire di allestimento solo per avere le cose che ormai consideri normali. E soprattutto, ti propone un’idea di plug-in che ha senso per l’italiano medio: ricarichi quando puoi, vai in elettrico quando ti conviene, e quando non puoi o non vuoi ricaricare… non diventa una tragedia logistica.
Sulle rivali? Sì, ovvio: ci sono Toyota, Renault, BYD e compagnia. Ma il punto non è “chi è meglio in assoluto”, il punto è quanto paghi per avere quel livello di tecnologia e comfort, e su questo Geely sta entrando nel mercato italiano con un’idea molto chiara: ti do tanto, e ti faccio venire il dubbio che tu stia pagando troppo altrove per avere la stessa roba.
Con questo è tutto: se la vedi in concessionaria, il consiglio rimane sempre quello più noioso ma più vero del mondo auto — siediti dentro, guidala, e poi capisci — perché i numeri servono, ma la sensazione di “macchina fatta bene” o “macchina assemblata bene” la scopri solo dal vivo.







