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Omoda 5 SHS-H: la “super ibrida” che ti fa venire un dubbio fastidioso

C’è un momento preciso in cui capisci che il mercato sta cambiando sul serio: quando arriva un marchio cinese, prende un SUV segmento C “giusto giusto” per l’Europa, ci butta dentro un full hybrid senza spina, e lo mette sul tavolo con un prezzo che ti obbliga a ricalibrare le categorie mentali.

Perché l’Omoda 5 SHS-H (che in Italia chiamano anche “Super Hybrid System”, e infatti l’acronimo è SHS) fa esattamente questo: si infila nel punto più caldo del mercato – SUV compatti, famiglia, “voglio consumare meno ma non voglio cambiare abitudini” – e lo fa con numeri e dotazione che, sulla carta, sono una bella sveglia per i generalisti.

E adesso la domanda vera non è “è bella?”. La domanda vera è: quanto è matura?

Prima mettiamola a fuoco: che cos’è la SHS-H

La Omoda 5 SHS-H è una full hybrid (HEV): niente ricarica alla presa, batteria piccola, tanta gestione elettronica, e un powertrain pensato per essere sempre nel suo “sweet spot”.

  • Potenza dichiarata Italia: 224 CV (sistema)
  • Coppia: 295 Nm
  • 0–100 km/h: 7,9 s
  • Consumo WLTP combinato: 5,3 l/100 km (con valori per ciclo urbano/suburbano/extraurbano/alto indicati separatamente sul sito)
  • Motore termico: 1.5 TGDI turbo con ciclo Miller, e loro dichiarano un’efficienza termica molto alta (44,5%).
  • Batteria: circa 1,8 kWh

Nota interessante (e qui già capisci la natura “marketing+tecnica” del progetto): in UK diversi articoli parlano di 204 bhp e batteria 1,83 kWh, con la stessa accelerazione 0–62 mph in 7,9 s.
Non è necessariamente una contraddizione: spesso cambia unità di misura e omologazione/strategia di dichiarazione per mercato. Un configuratore italiano, per esempio, riporta “CV (ibrido/totali) 204/224”, che fa capire come il numero “204” giri attorno alla componente elettrificata/di sistema a seconda di come la comunichi.

Prezzi: qui si capisce perché fa rumore

In Italia la struttura è semplice (e già questo è un segnale di maturità commerciale): due allestimenti.

  • Pure: 28.500 €
  • Premium: 31.500 €

E c’è anche una promo/finanziamento spinto (149 €/mese con rottamazione, con tutti i dettagli del caso).

Tradotto: il posizionamento è aggressivo, e non solo “di listino”, ma anche come formula di accesso.

Dentro: la parte dove i cinesi oggi stanno facendo scuola

Qui io sono abbastanza netto: la qualità percepita sulle cinesi nuove, in questo segmento, è diventata un argomento serio. E Omoda 5 lo conferma: materiali morbidi dove serve, giochi di luce, pelle/eco-pelle ben tirata, e quella sensazione di “prodotto pensato per piacere” più che di “prodotto pensato per costare poco”.

Hai:

  • doppio schermo da 12,3″ (strumentazione + infotainment)
  • ricarica wireless (sul sito parlano di 50W sulla Premium)
  • audio Sony (Premium/alto allestimento)
  • sedili riscaldati e ventilati (sui livelli alti)

Però… e qui arriva il “però” da vita reale: l’infotainment viene descritto come intuitivo ma non fulmineo, con grafica non sempre “wow” e qualche lag sporadico; e soprattutto la filosofia “tutto dentro lo schermo” può aumentare la distrazione.
Questo è un tema che, nel 2026, non puoi più trattare come una nota a piè pagina.

Spazio e praticità: bene, ma non è un furgone

Dimensioni da segmento C “europeo”: circa 4,45 m di lunghezza.
Dietro lo spazio è giudicato buono anche per persone alte, e per seggiolini/ISOFIX ci sei.

Sul baule però emergono le classiche “piccole cose” che separano un progetto molto curato da uno eccellente: doppiofondo piccolo, cappelliera che non sai bene dove mettere quando la togli, e in generale un vano non tra i più generosi della categoria secondo alcune valutazioni.

E sono quelle cose che scopri solo vivendo l’auto, non guardandola in concessionaria.

Come va davvero: il punto chiave è la coerenza del pacchetto

Sul piano dinamico, da quanto emerge dalle prove, l’auto è confortevole e “da famiglia”, ma non ti aspettare il SUV rigido e preciso stile europeo sportivo: l’assetto può risultare un po’ cedevole, con rollio percepibile nelle manovre brusche, pur restando sicura nei test di evitamento.

Sull’insonorizzazione: fino a velocità “normali” bene, poi in autostrada qualche fruscio sui montanti; numeri alla mano, siamo in un intorno che la mette in mezzo al gruppo (non disastrosa, non riferimento).

E veniamo ai consumi reali (che è quello che interessa a chi compra un full hybrid):

  • in una prova strumentale vengono riportati 18,8 km/l in città, 18,5 km/l in statale, 14,4 km/l in autostrada, media 17,1 km/l.

Qui la lettura è semplice: non è la regina assoluta della città come alcune ibride “storiche”, però in autostrada si difende bene per essere una full hybrid.
Ed è un dato interessante, perché tanta gente oggi fa un uso misto vero, non solo urbano.

Pure o Premium: cosa ha senso scegliere

Io la vedo così: se il gioco di Omoda è “ti do tanto a un prezzo giusto”, allora devi sfruttare quella leva fino in fondo.

  • Pure (28.500 €): già centrata per rapporto prezzo/tecnica.
  • Premium (31.500 €): ha senso se vuoi davvero l’esperienza “quasi premium” con cose che, altrove, spesso paghi a pacchetti: tetto apribile, camera 360°, audio Sony, sedili ventilati/riscaldati, portellone elettrico, clima bizona con filtro PM2.5.

E la garanzia lunga (7 anni/150.000 km) è un messaggio preciso: “non siamo qui per fare una toccata e fuga”.

Il vero confronto: contro chi gioca

Nel mondo reale questa macchina si siede al tavolo con:

  • Hyundai Kona Hybrid / Kia Niro Hybrid (in UK è dichiaratamente il target)
  • Nissan Qashqai e-Power (più cara, ma alternativa “ibrida diversa”)
  • e, per prezzo, anche roba tipo Duster Hybrid (anche se come contenuti e percezione sono pianeti diversi).

E qui arriva la mia opinione secca: Omoda sta comprando attenzione con il valore, e ci riesce. Il rischio non è la scheda tecnica. Il rischio è tutto quello che sta intorno: rete, assistenza, tenuta del valore, aggiornamenti software, maturità dell’infotainment nel tempo.

Tirando le somme: la comprerei?

Se mi chiedi “ha senso?”, io ti dico: sì, ha senso, perché la formula è centrata e i contenuti ci sono.
Ma la comprerei con una condizione: provala davvero, facendo due cose precise:

  1. un giro cittadino con tante manovre e stop&go (per capire come lavora l’ibrido e quanto ti convince la gestione “tutto schermo”);
  2. un tratto di tangenziale/autostrada (per verificare fruscii, comfort e come tiene il consumo quando “si alza il ritmo”).

Perché l’Omoda 5 SHS-H, oggi, è esattamente quel tipo di auto che può diventare la scelta razionale di chi non vuole spendere cifre da “marchio storico”, oppure può diventare la classica auto che sulla carta è irresistibile ma poi ti fa impazzire per due dettagli quotidiani.

E nel 2026, indovina, è proprio lì che si vince o si perde.

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