E ammette (finalmente) che il 2035 così com’era non stava in piedi.
L’Unione Europea ha fatto quello che fa sempre quando la realtà bussa troppo forte alla porta: ha annacquato una promessa ideologica trasformandola in un compromesso tecnico.
Il famoso stop totale a benzina e diesel dal 2035? Non esiste più.
Al suo posto arriva un più morbido, più elastico, più politico “-90% di emissioni”.
Che tradotto significa una cosa sola: il motore termico non muore nel 2035. Cambia forma, cambia ruolo, ma resta.
Dal dogma all’aritmetica
Fino a ieri il messaggio era semplice (e comodo):
Dal 2035 solo auto a emissioni zero. Punto.
Oggi invece scopriamo che quel punto era una virgola.
Perché quel famoso 10% residuo non è un dettaglio tecnico per addetti ai lavori.
È una finestra normativa enorme, dentro cui può entrare mezza industria automotive europea.
Plug-in hybrid? Dentro.
Motori termici alimentati con e-fuel o biocarburanti certificati? Dentro.
Soluzioni ibride “intelligenti” che non sono né elettrico puro né vecchio benzina anni ’90? Dentro anche loro.
Non è un tradimento degli obiettivi climatici, come qualcuno dirà, è un atto di sopravvivenza industriale.
Perché Bruxelles ha mollato la presa
Qui bisogna essere onesti.
La retromarcia non nasce dall’improvvisa illuminazione green o anti-green di qualcuno.
Nasce da tre numeri che non tornano.
1️⃣ L’elettrico non sta vendendo come previsto
Non perché “la gente è stupida”, ma perché:
- costa ancora troppo,
- l’infrastruttura è disomogenea,
- la transizione è stata raccontata come facile quando facile non è.
2️⃣ L’industria europea stava andando a sbattere
Volkswagen, Stellantis, Renault non sono Tesla.
E soprattutto non sono BYD.
Competere:
- contro chi ha prezzi cinesi,
- contro chi ha margini americani,
- con regole europee sempre più stringenti
…stava diventando una missione suicida.
3️⃣ La politica ha smesso di fingere
Germania e Italia — non esattamente due comparse — hanno iniziato a dire ad alta voce quello che tutti sussurravano:
“Così rischiamo di distruggere valore, lavoro e competenze.”
E quando la politica smette di recitare il copione, la Commissione ascolta. Sempre.
Il grande equivoco: non è una vittoria del termico
Sia chiaro: non è il ritorno al “benzina libera tutti”.
Il motore a combustione non torna come prima.
Se resta, resta:
- più caro,
- più complesso,
- più regolamentato,
- più ibridizzato.
Euro 7 non scompare, anzi.
Gli investimenti in R&D si moltiplicano.
La sfida tecnica diventa persino più dura di prima.
Questa non è una restaurazione.
È una convivenza forzata.
Chi vince e chi perde davvero
❌ Perdono i talebani del “solo elettrico subito”
Quelli per cui qualsiasi tecnologia alternativa era eresia.
La realtà li ha smentiti.
⚠️ Perdono anche i costruttori “all-in EV”
Chi ha puntato tutto su una sola carta ora scopre che il tavolo è cambiato.
✅ Vince chi ha tenuto aperte più strade
Chi ha investito su:
- multi-energia,
- ibrido serio,
- termico evoluto,
- elettrico senza fanatismi.
In altre parole: vince il pragmatismo.
Il 2035 non è più un muro. È un filtro
In definitiva, il 2035 non sarà più un muro invalicabile, ma un filtro a maglie strette. L’Europa ha scelto di rallentare la corsa per non rischiare di rompere il motore della sua industria, accettando il compromesso che la tecnologia, e non solo la legislazione, debba guidare la transizione.
Questa non è una sconfitta dell’elettrico.
È una sconfitta dell’ideologia.
L’auto del futuro europeo sarà più elettrica, sì.
Ma non sarà monoteista.
E chi oggi grida allo scandalo, domani ringrazierà questo compromesso quando scoprirà che senza industria non c’è nemmeno la transizione.
Bruxelles ha rallentato.
Non per paura.
Per non grippare il motore. Elettrico o a combustione interna.











